domenica 16 marzo 2008

Boicottaggio

BOICOTTAGGIO

Parola forte, ma anche adeguata alla necessità di finirla con le prese in giro! Quest’anno si festeggia il 50-esimo della ratifica della ONU della “Carta dei Diritti dell’Uomo” (10 Dicembre 1948).
Da quell’epoca ci stanno prendendo in giro proprio perché nelle relazioni internazionali dominano sempre i potenti e gli altri “popolini” possono solo accettare le decisioni.
Così gli articoli
Articolo 13
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.
Articolo 14
1. Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni.
2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

stabiliscono che un Tibetano (vedi il caso del Dalai Lama) può cercare di trovare asilo politico in qualsiasi paese comunista o democratico o capitalista, ma non nel Paese dove è nato, dove non può tornare perché rischierebbe la morte!!!
Ogni “cittadino” ha il dovere quindi di boicottare tutte le iniziative che permettono ad un regime totalitario di continuare a schiacciare le libertà individuali, il diritto internazionale, le varie carte dei diritti ed il diritto di essere informati sulla “verità degli eventi”.
Qualcuno dice che non bisogna boicottare le olimpiadi di Pechino per dare a questo “grande paese” l’opportunità di comprendere e di scegliere il cammino della democrazia.
Ma quando mai!!!! Se a pochi mesi dall’inizio del grande evento si permettono di mandare i carri armati contro gli inermi monaci buddisti è proprio da ingenui pensare che nei prossimi 50 anni possano cambiare mentalità e dare senso al diritto contro gli interessi economici.
Al contrario, proprio il boicottaggio porterebbe a dimostrare che è finito il tempo della “presa per i fondelli” e che tutti i Paesi devono cominciare a rispettare i valori fondamentali dell’uomo che sono: libertà, pari opportunità, rispetto indiscusso ed indiscutibile della vita, rispetto dei patti liberamente sottoscritti che, proprio per questo, devono essere “onorati”.
Ma che spara sui cittadini inermi ha in sé un briciolo di ONORE…????
Credo proprio di no, allora serve solo il BOICOTTAGGIO … sempre !!!!

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1 Commenti:

Alle 26 marzo 2008 alle ore 23:13 , Blogger Unknown ha detto...

Gentili associazioni,
vi preghiamo di dare massima diffusione di quanto segue:

COMUNICATO STAMPA

IL CENTRO BUDDHISTA MUNI GYANA

congiuntamente a tutti gli altri Centri italiani della Fondazione per la Preservazione della Tradizione Mahayana e all'UBI- Unione Buddista Italiana

invita tutta la cittadinanza di Palermo e non solo, ad unirsi ed a condividere questo momento di solidarietà nei confronti del popolo Tibetano e di Sua Santità il Dalai Lama.

Gli eventi in Tibet di questi giorni riportano alla luce una tragedia che si consuma da quasi 50 anni sotto gli occhi indifferenti e talora complici della comunità internazionale. I centri Fpmt italiani, congiuntamente, esprimono solidarietà al Dalai Lama e al popolo tibetano e condanna del regime totalitario cinese che alla forza della ragione e del dialogo antepone gli strumenti della violenza, dell’intimidazione e della menzogna. Si esprime piena condanna di un potere corrotto e antidemocratico che ricorre alla forza militare nell’incapacità di giustificare la violazione dei più elementari diritti dell’uomo anche all’interno del suo stesso territorio. In questo contesto non si può tacere la complicità di stati e organismi internazionali che al rispetto delle fondamentali regole di convivenza tra i popoli antepongono logiche commerciali barattando valori e principi in cambio di ritorni economici.

I centri FPMT si appellano alla responsabilità della comunità internazionale e in particolare al governo italiano, a tutti i partiti politici con i loro leader affinché, superando il velo diplomatico:
- Si faccia pressione per l'avvio di una inchiesta internazionale così come suggerito da Sua Santità il Dalai Lama
- Si chieda con fermezza alla Cina la cessazione immediata della sanguinosa repressione in atto in questi giorni in Tibet.
- Si chieda con estrema decisione alla Cina l’avvio di trattative con il Governo tibetano per la soluzione pacifica della questione sino tibetana.

Di seguito alcune note che in estrema sintesi riassumano la questione tibetana: La cultura del Tibet con i suoi valori di tolleranza e non violenza profondamente radicati nella popolazione, è un patrimonio dell'intera umanità che rischia di scomparire per sempre.
Tra l'indifferenza della comunità internazionale, nel 1959 l'Esercito Popolare Cinese completò l'occupazione del Tibet iniziata nel 1950, annettendo un territorio vasto come la metà dell'Europa e aprendosi la strada in direzione dell'Asia meridionale. Nell’arco di un cinquantennio, per vincere il radicato spirito di indipendenza dei tibetani, il governocinese ha messo in atto un programma sistematico di eliminazione di tutti i punti di riferimento culturale e religioso che ha portato alla distruzione quasi totale di scuole, biblioteche, luoghi di culto e opere d'arte sacra risalenti spesso a più di mille anni or sono.
Si calcola che in questi quattro decenni circa 1.200.000 tibetani siano morti a causa della repressione e degli sconvolgimenti sociali ed economici che ne sono derivati. In questa tragedia non c'è solo la sofferenza umana, ma anche il rischio della scomparsa di una autentica cultura di pace basata sugli insegnamenti buddhisti di non violenza e di rispetto degli altri, l'esempio concreto che un popolo oppresso può lottare per i propri diritti senza perdere la propria umanità. Oltre al Dalai Lama, premio Nobel per la pace 1989, più di 135.000 dei sei milioni di tibetani si sono rifugiati in India e Nepal per sfuggire alla
persecuzione religiosa e cercare di preservare le basi della loro cultura, e ancora oggi continuano ad arrivare numerosi nei campi profughi. Tra queste persone ci sono uomini e donne di ogni età e molti bambini, e in questi quattro decenni ne sono nati molti altri, spesso in condizioni proibitive. Nell'aria tersa dell'altipiano Tibetano le malattie infettive erano praticamente sconosciute, ma nei campi profughi tubercolosi, malaria e denutrizione hanno imperversato per lunghi anni, prima che alcune
organizzazioni umanitarie riuscissero a mitigare la situazione. In Tibet vi era una antica civiltà non tecnologica, ma estremamente progredita nella conoscenza dell'uomo: infatti il Buddhismo è più una scienza della mente e una filosofia di vita che una religione. Nel mondo sta crescendo una spirale di odio, violenza e ritorsione, insieme alla terribile convinzione che non ci siano alternative. Il Tibet ha donato al mondo la prova che esiste una via diversa, dimostrando che un popolo perseguitato può lottare per la propria libertà attraverso verità, fermezza e non violenza.

Nel Dharma

 

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